Prevenzione in ginecologia

Prevenzione in Ginecologia

La prevenzione oncologica in ginecologia si esprime principalmente nei confronti delle lesioni preneoplastiche e neoplastiche della cervice uterina.

Prevenzione in ginecologia. Il carcinoma della portio ha mostrato negli ultimi decenni una progressiva riduzione della sua incidenza e mortalità in Italia, così come in molti altri paesi occidentali.

Questo, grazie alle campagne di screening che permettono la diagnosi precoce di lesioni preneoplastiche che possono essere efficacemente trattate.

Attraverso i programmi di screening è possibile attuare una adeguata prevenzione secondaria.

L’unico mezzo di prevenzione primaria è invece rappresentato dalla vaccinazione contro il virus HPV, ritenuto agente necessario (anche se non sufficiente) per lo sviluppo dei tumori della portio.

La Prevenzione in Ginecologia secondaria si esplica sostanzialmente per mezzo di:

  • Pap test: (che viene eseguito secondo i protocolli di sanità pubblica ogni 3 anni dai 25 ai 65 anni) che potrà essere anticipato ad età inferiori ai 25 anni, qualora siano presenti in anamnesi fattori di rischio personali (età dei coitarca molto giovane, elevato numero di partner sessuali, non utilizzo di condom, ecc.) o proseguito anche dopo i 65 anni in caso di precedente patologia preneoplastica della portio e per fattori di rischio specifico; altre condizioni specifiche possono consigliarne l’esecuzione anche con frequenza maggiore di quella triennale (ad esempio sintomi quali leucorrea persistente, perdite ematiche atipiche, aspetto non rassicurante della portio all’ispezione, ecc.)
  • HPV DNA: test (che attualmente viene eseguito secondo i protocolli di sanità pubblica ogni 5 anni in pazienti dai 30 ai 65 anni di età) che potrà essere eseguito anche nei casi in cui il pap test abbia fornito risultati anomali o non chiaramente definiti.
    Tipico è il caso di pap test con esito di “anomalie cellulari di significato incerto” dove la ricerca del DNA virale mediante tampone cervicale, permette di ottenere un depistage dei casi realmente a rischio di patologia della portio dai casi da ritenere falsi positivi.
  • Colposcopia: nei casi con riscontro di anomalie cellulari al pap test, di persistente positività per il virus HPV o di aspetto dubbio o non rassicurante della portio all’esame clinico, è indicata l’esecuzione della colposcopia, esame di II livello che consente di identificare e caratterizzare eventuali lesioni della cervice uterina, con la possibilità di eseguire biopsie mirate.